MANDALA E PSICANALISI

Negli ultimi anni della sua vita CARL GUSTAV JUNG aveva perso completamente il senso della realtà. Passava il tempo sotto un albero a “parlare” con  il “LIBRO DELLE MUTAZIONI”, l’I’CHING.Interpretava tutti gli avvenimenti casuali, un volo di uccelli, il ritrovamente di un pesce morto sulle rive del lago, come SEGNI  provenienti dall’INCONSCIO COLLETTIVO.

Del resto anche FREUD, REICH, LACAN alla fine della loro vita hanno dato di "matto".

Credo che chiunque cerchi di viaggiare nell’inconscio   “SENZA UNA MAPPA PRECISA”, finisca per perdersi.

Il lavoro di Jung sui Mandala  secondo me è estremamente pericoloso.

I tibetani studiano la psiche umana da migliaia di anni e i loro Mandala (che vuol dire PALAZZO) sono sia una rappresentazione del cosmo secondo la scienza antica  sia una mappa per entrare ed uscire a piacimento dall’inconscio.

I loro simboli geometrici hanno lo stesso significato per tutti gli indoeuropei perché rappresentano la loro evoluzione culturale.

Facciamo un esempio stupido: i nostri progenitori inizialmente si esprimevano graficamente con i pittogrammi. Per rappresentare una donna se ne stilizzavano il pube ed i seni. Due cerchi ed un triangolo. Col tempo, per ragioni di spazio rimase solo il triangolo, che i mercanti fenici trasformarono in una specie di “D”. Guardando un triangolo disegnato in un MANDALA io avrò tutti gli strumenti culturali per poter “intuire” che rappresenta l’energia femminile.

 

I simboli rappresentati nei mandala tibetani non sono creazioni artistiche estemporanee, ma il frutto dell’elaborazione intellettuale di un popolo che da almeno 2500 anni studia la psiche umana.

Un bambino, un adulto “creativo”, un “paziente” con disturbi   psichici o comportamentali probabilmente proveranno soddisfazione a disegnare figure geometriche assemblate secondo un “ritmo" riconoscibile, ma non si tratta di Mandala.

Il Mandala non è arte decorativa, ma è un viaggio di andata e ritorno nel nostro inconscio.

I simboli, i colori,i ritmi sono i cartelli indicatori, i punti di riferimento per non perdersi.

Non si possono cambiare e reinventare.

 Equivarrebbe a viaggiare nel deserto senza bussola.

IL MANDALA E’ UN VIAGGIO.

Anzi è la rappresentazione di un viaggio, una specie di danza sacra.

Il percorso tracciato nello spazio dalle danze sacre tibetane,dalle danze taoiste,dalle danze sacre di Osho e Gurdjieff,dalle danze dei dervisci, dal Katakhali è un MANDALA.  Le danze sacre sono completamente diverse dalle danze estatiche delle streghe medievali, dai riti sciamanici e dalle danze vodoo. Nella danza sacra occorre essere sempre presenti a se stessi: ESSERCI QUI E ORA.   Essere presenti a se stessi. Solo in questa maniera è possibile percepire gli “SHOCK” culturali che le danze sacre e i Mandala sono in grado di provocare. Ruotare su se stessi, in senso antiorario, secondo la tecnica dei dervisci ,dopo un po’,se si riesce a superare la nausea, provoca un’esperienza particolare. Si perde completamente la percezione del “girare”. Ci si sente immobili e davanti a noi vediamo  lo spazio circostante non più tridimensionale, ma Bidimensionale. Ruotando a sinistra non vedo solo ciò che so essere alla mia sinistra, ma vedo contemporaneamente anche quello che  è a destra, davanti e dietro di me. Spazio e Tempo non sono categorie predefinite. I mandala disegnati dai pazienti di Jung somigliano ai mandala tibetani, quanto una serata passata in discoteca somiglia alle danze sacre

 Il che non significa che ballare in discoteca sia una cosa  negativa, e studiare le danze sacre sia una cosa positiva

Si tratta solo di attività con scopi differenti o addirittura opposti

 

 
 

YOGA TIBETANO