|
Ciò che
sapevo del LAMAISMO fino a quel momento veniva dalla lettura
di Vita di Milarepa e da una passione adolescenziale per un Fumetto della
Marvel: il Dottor Strange.
Strange usciva con grande facilità dal corpo fisico, viaggiava in varie
dimensioni e combatteva il male a colpi di MANTRA
e di MUDRA.
In fondo in fondo speravo che i monaci mi avrebbero insegnato qualche
giochino magico, ma il Manzo non esiste.
Lo
yoga tibetano consiste, in gran parte, in un durissimo allenamento
del
Corpo e del SISTEMA NERVOSO CENTRALE.
Non esistono
scorciatoie per ottenere poteri psichici.
Lobsang Jinpa
e Lobsang Puntsok Dhosam ( che continuo a considerare i miei maestri
nonostante non abbia loro notizie da anni) non erano stregoni e a dir la verità, a parte
la tonaca e il cranio rasato, non sembravano neppure preti. Sicuramente erano persone con
una cultura ed una sensibilità fuori dallordinario.
La mia giornata
cominciava alle 5 del mattino. Uscivo allaperto e facevo
Ginnastica con Jinpa, lanziano del gruppo.
Una serie di
esercizi molto vigorosi, simili al Chi Kung praticato dagli Shaolin, intervallati da
massaggi a percussione.
Seguivano poi,
fino a sera inoltrata, i mantra e gli esercizi fisici, gli esercizi di meditazione e
visualizzazione.
Alla
base della filosofia tibetana ci sono il concetto di
Impermanenza(nel cosmo
tutto è in fase di trasformazione, niente è eterno neppure le divinità) e
lillusorietà della realtà fisica.
Di fatto la percezione di un
fenomeno dipende dalla cultura di chi lo percepisce: se mi siedo su uno scoglio in riva al
mare e osservo una nave scomparire allorizzonte ho la percezione quasi immediata
della sfericità della terra, eppure per secoli e secoli
gli europei hanno creduto che la terra fosse una piattaforma sospesa nello spazio
quasi avessero degli occhiali deformanti.
Aristarco di Samo, che quasi mille anni prima di Galileo vedeva la
terra come una sfera che gira intorno al sole (ci scrisse addirittura un
trattatoSulle dimensioni e distanze del Sole e della luna) fu dapprima deriso
e poi, mi pare, eliminato fisicamente.
Luomo non vede ciò che
è, ma quello che è convinto di vedere.
Uno
degli scopi delle tecniche di meditazione è quindi quello di rimuovere i filtri
culturali (ciò che gli indiani definiscono MAYA)che rendono inattendibile la
nostra percezione della realtà.

|