YOGA TIBETANO

IL CASO E L'IMPERMANENZA

Questo testo è sostituito dal filmato Flash.

                           RIPETIZIONE DEI MANTRA

I primi esercizi che mi hanno insegnato i Monaci tibetani con cui ho lavorato (“Teacher”Lobsang Jinpa e Lobsang Puntsok “Dhosam”) consistevano in una serie di visualizzazioni e nella ripetizione di 3 Mantra:

Mantra del Rifugio  (da ripetere 108 volte)

NAMU GURU BHE

NAMU BUDDHA YA

NAMU DHARMA YA

NAMU SANGHA YA

GURU significa Maestro, ma qui rappresenta l’insieme dei maestri che a partire dal Buddha storico SHAKIAMUNI, passando per NAROPA, MARPA, MILAREPA hanno insegnato ai loro discepoli il DHARMA (la “LEGGE” o il “VERBO”) e il TANTRA(Le tecniche “SEGRETE” per imparare ad utilizzare i fluidi e le energie del corpo fisico) BUDDHA è “IL RISVEGLIATO”.

Il DHARMA  è la Parola, ovvero l’insieme degli insegnamenti. Il SANGHA è l’insieme dei “Monaci” , ovvero la comunità dei praticanti dello Yoga tibetano 

Mantra di autoguarigione di shakiamuni (da ripetere 108 volte) :

OM MUNI MUNI

MAHA MUNI

  SHAKIAMUNIE

SO HA

 

Quella degli SHAKIA era una stirpe guerriera indiana (o secondo alcuni nepalese) di cui era erede il Buddha storico, SHAKIAMUNI, detto anche GAUTAMA o TATAHAGATA,vissuto nel v° sec a.C.

In Tibet gli insegnamenti buddisti (più che di religione si può parlare di una Filosofia buddista o  una Psicologia buddista) si innestarono su precedenti tradizioni sciamaniche simili allo sciamanesimo mongolo e allo sciamanesimo dei nativi americani.

   Mantra di TARA(da ripetere 108 volte)

OM TARE
TUTTARE

TURE

SO HA

Tara significa “Stella” .

Per gli antichi celti rappresentava “la terra di mezzo”. Si racconta che il santo AVALOKITESVARA, meditando sulla sofferenza degli esseri senzienti si mise a piangere. Le sue lacrime formarono un lago, dal quale sbocciò un fiore di loto. al centro del quale stava seduta Tara la salvatrice

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Ho lavorato per la prima volta con i monaci tibetani nel settembre 1996.

Per una serie di “coincidenze”, subito dopo essermi rasato a zero per partecipare ad uno spettacolo, sono stato contattato da un regista greco-americano, Vasla Kalitsis per partecipare alle riprese di un video insieme a 13 monaci tibetani ed a 12 occidentali.

 

Ciò che sapevo del LAMAISMO fino a quel momento veniva dalla lettura di “Vita di Milarepa” e da una passione adolescenziale per un Fumetto della Marvel: il Dottor Strange.

Strange usciva con grande facilità dal corpo fisico, viaggiava in varie dimensioni e combatteva il male a colpi di “MANTRA” e di “MUDRA”.

In fondo in fondo speravo che i monaci mi avrebbero insegnato qualche giochino magico, ma“ il Manzo non esiste”.

Lo yoga tibetano consiste, in gran parte, in un durissimo allenamento del Corpo e del “SISTEMA NERVOSO CENTRALE”.

Non esistono scorciatoie per ottenere poteri psichici.

Lobsang Jinpa e  Lobsang Puntsok “Dhosam” ( che continuo a considerare i miei maestri nonostante non abbia loro notizie da anni) non erano stregoni e a dir la verità, a parte la tonaca e il cranio rasato, non sembravano neppure preti. Sicuramente erano persone con una cultura ed una sensibilità fuori dall’ordinario.

La mia giornata cominciava alle 5 del mattino. Uscivo all’aperto  e facevo “Ginnastica” con Jinpa, l’anziano del gruppo.

Una serie di esercizi molto vigorosi, simili al Chi Kung praticato dagli Shaolin, intervallati da massaggi a percussione.

Seguivano poi, fino a sera inoltrata, i mantra e gli esercizi fisici, gli esercizi di meditazione e visualizzazione.

Alla base della “filosofia” tibetana ci sono il concetto di

Impermanenza”(nel cosmo tutto è in fase di trasformazione, niente è eterno neppure le divinità) e l’illusorietà della realtà fisica.

Di fatto la percezione di un fenomeno dipende dalla cultura di chi lo percepisce: se mi siedo su uno scoglio in riva al mare e osservo una nave scomparire all’orizzonte ho la percezione quasi immediata della sfericità della terra, eppure per secoli e secoli  gli europei hanno creduto che la terra fosse una piattaforma sospesa nello spazio quasi avessero degli occhiali deformanti.

Aristarco di Samo, che quasi mille anni prima di Galileo vedeva  la terra come una sfera che gira intorno al sole (ci scrisse addirittura un trattato”Sulle dimensioni e distanze del Sole e della luna”) fu dapprima deriso e poi, mi pare, eliminato fisicamente.

L’uomo non vede ciò che è, ma quello che è convinto di vedere.

Uno degli scopi delle tecniche di meditazione  è quindi quello di rimuovere i filtri culturali (ciò che gli indiani definiscono “MAYA”)che rendono inattendibile la nostra percezione della realtà.